Sbarcano da Phoenix, Arizona, dopo due dischi stampati negli Usa, i Run With The Hunted, quintetto che approda su Refoundation, label nostrana che ancora una volta mostra la sua vocazione di etichetta interessata principalmente a contenuti ed attitudine piuttosto che ad un tipo di suono specifico. In questo caso, l'album dal titolo "Everything familiar" raccoglie tutto quanto prodotto finora dalla band, che fin dal primo ascolto mi ha fortemente riportato indietro ad un periodo in cui il logo Equal Vision sui dischi hardcore era sinonimo di qualità ed i gruppi che la label produceva spaccavano il mondo ed erano considerati da molti il meglio di quanto uscisse fuori nella seconda metà degli anni '90: parlo di Hope Conspiracy principalmente, ma anche di Trial ed in parte di gruppi dall'approccio più "classico" e meno mediato come potevano essere i Give Up The Ghost.
Un gruppo che sembra guardare ad un preciso periodo, quindi, ma che mostra comunque di guardare avanti e di essere, per certi versi, ancora al lavoro su una formula più personale. Non fraintendiamoci, gli spunti non derivativi non sono assolutamente in minoranza su questo disco, tuttavia proviamo a sentire di seguito due dei pezzi migliori di questo disco, "Of corse it's dark. It's a suicide note" ed "Excuse me, do these effectively hide my thunder?": voce a parte viene il dubbio di avere quasi a che fare con due band diverse, una debitrice a quanto detto finora, la seconda più simile a un gruppo come i giapponesi FC Five (i due vocalist hanno più di qualche punto in comune). A parte ciò, in ogni caso, il disco fila liscio anche al di là di una certa eterogeneità, merito di un buon lavoro sull'articolazione dei pezzi, dei suoni molto curati e di un riffing che non di rado ricorre ad aperture melodiche che contribuiscono a dare respiro a pezzi che altrimenti sarebbero risultati troppo monotoni, anche per via della durata che si attesta nella maggioranza dei casi oltre i tre minuti. In ogni caso prevale un approccio aggressivo ma non troppo in your face, le velocità non sono quasi mai elevatissime, anzi spesso si va avanti di mid tempo e di quattro quarti, alle volte raddoppiati, alle volte addirittura con doppio pedale in evidenza, come in"Destroy all calendari" che forse rappresenta la migliore sintesi di quanto proposto dal gruppo.
In definitiva un disco che potrà piacere a molti ma non necessariamente imprescindibile. Chi vorrà dare una chance a questi americani potrebbe scoprire un disco che ha il pregio di crescere durante gli ascolti - come molto di quello prodotto da Refoundation devo dire - e che, non ultimo, porta avanti un approccio molto lontano dalla piega priva di contenuti che invade la scena hardcore attuale. Un motivo in più per apprezzarli e supportarli.