Li avevamo lasciati con l'ultimo "The terror state" e con una serie di live infuocati in giro per l'italia, ed eccoli di ritorno con un nuovo disco e soprattutto con un nuovo contratto con la Sony che ai più è sembrato incoerente con l'attitudine che li ha reso celebri. La loro (ovvia) dichiarazione è stata che una major gli permette di far arrivare il loro messaggio più lontano e che gli è stata comunque garantita la totale libertà d'azione. Magari loro ci credono davvero ma se gente come Bad Religion o Social Distortion dopo una breve esperienza su major è tornata di corsa nei circuiti indipendenti ci sarà un motivo..
Comunque nevermind the bollocks e concentriamoci sul disco. Esteticamente si presenta subito bene, ottima grafica, libretto ricco di materiale informativo,un bella custodia esterna in cartoncino e poi il prezzo è fissato a 15 euro. Si parte subito bene con "I'd tell you but" e si va ancora meglio con "the press corpse". Diciamocelo, il brano è parecchio ruffiano con un ritornello perfetto per le classifiche ma il risultato è comunque ottimo. In una vecchia intervista per questo sito dissero che le melodie dei Beatles li avevano influenzati e che avrebbero avuto un peso maggior nel prossimo disco, beh hanno mantenuto la parola, alcuni pezzi sembrano quasi delle cover in chiave punkrock visto il loro forte appeal e se in alcuni casi l'esperimento riesce in altri si ha la sensazione che suoni tutto un pò troppo pulito. Comunque procedendo nella tracklist troviamo in terza posizione "exodus", molto bello il testo (che riprende la celebre poesia "first they come.." di Pastor Niemoller) ma la musica è terribile, nel tentativo di fare qualcosa di originale sfornano un pezzo alla Rage Against the Machine che si poteva tranquillamente evitare. Nei tre pezzi successivi l'album prosegue senza eccessivi scossoni, manca un pò di grinta ed era lecito aspettarsi di più. Sto per iniziare a pensare che il disco sia una bufala ma da questo punto in poi il cd raggiunge i suoi livelli migliori, gli Anti-Flag infatti infilano prima una ballad folkrock semiacustica, "one trillion dollars", brano piacevolissimo, e poi in "state funeral" tirano finalmente fuori quella cattiveria tipica di "a new kind of army". Il tiro si mantiene alto, molto bella "the w.t.o. kills farmers", che ricorda molto lo stile degli Against me!, così com'è il punkrock scanzonato di "Cities Burn", che tanto per rimanere in casa Fat Wreck ricorda l'ultimo dei Lawrence Arms. Dopo il promettente inizio e gli incidenti di percorso di metà cd il finale è degno della fama del gruppo, un brano tiratissimo inframezzato da stralci di un intervista del cantante Justin Sane al rappresentante governativo Jim McDermott riguardo l'uso dell'uranio impoverito in Afghanistan. Come si sarà capito quella della guerra è un tema ricorrente, forse anche troppo visto che 12 canzoni su 13 parlano di questo e magari era meglio affrontare anche altri argomenti per non rischiare di annoiare l'ascoltatore.
Ho iniziato parlando del passaggio su major e ora ci ritorno...grossi cambiamenti derivati da questa scelta non se ne vedono, certo il disco suona meno grezzo ma questo forse sarebbe successo lo stesso e tutto sommato il giudizio finale è positivo. Rimane comunque la sensazione di un seppur minimo tradimento alle idee che hanno da sempre sbandierato. Peccato.