I Deep Throat giungono a me con il loro secondo full lenght intitolato "Hardcore is suffering" se non consideriamo Ep e Split vari. Un titolo dice: "Qualcosa cambia". In effetti trovo molte novità nel loro suono a partire dai riff più aperti per finire al cantato molto più meditato oserei dire. Questo non vuol dire che si siano rammolliti ma solo che i ragazzi crescono e assorbono più influenze nel loro sound.
Già nell'ultimo split insieme ai Dehumanizers c'era stato un timido tentativo di aprirsi la strada verso delle soluzioni più funkeggianti. Quel tentativo ad un "forse" superficiale ascolto non mi aveva convinto del tutto, ma più in la con l'uscita del video della canzone "What is the matter" la mia opinione è cambiata radicalmente. Anche se oggi quelle influenze sono quasi scomparse del tutto ed al loro posto sono comparse macchie di r'n'r e di punk rock tradizionale. Volendo fare un paragone potremmo dire più Social Distortion che Suicidal Tendencies. Ma questo non rende giustizia alla band perchè i DT sono originali nel saper mischiare le varie influenze e personali soprattutto nella voce di Paolo, il quale butta fuori le parole con una determinazione e cattiveria che solo i più navigati ed esperti cantanti sanno esprimere.
Una menzione particolare va ai testi, brevi come da copione ma capaci di esprimere qualcosa in più dei semplici slogan buoni per aizzare il pubblico. "A door is open" l'apripista del disco "Pain versus wisdom" e "Coscienza infinita" i picchi del disco ma sarebbe inutile andare nei dettagli perchè "Hardcore is suffering" è probabilmente il lavoro più compatto ed organico che i DT abbiano mai registrato. Se questo non dovesse bastare dimenticavo di dire che il disco è mixato da quella leggenda dell' HC che risponde al nome di Don Fury.