Effettivamente è parecchio facile parlando dei Diaframma - come dice giustamente un mio amico cultore del verbo Fiumani molto più di me - incorrere nei banali esercizi di retorica tipo “artista metropolitano”, “cantore del sesso”, “fuori dal tempo e dalle mode” e così via. Roba, in definitiva, buona per le solite webzine ingessate e noiosamente formali (chi vuol capire capisce).
Cosa dire quindi del nuovo disco dei fiorentini, senza rischiare di cadere in quelle banalità sopra citate? Beh, bisogna provare a parlare del disco sgombrando la mente da effimeri ricordi. Non pensare a Siberia. Non pensare a Gennaio. Bene, già siamo un passo avanti. Proviamo ora a far finta che questo sia l'esordio dell'ennesimo disco rock dell'ennesima band italiana che prova a spintonare per farsi largo nel mercato musicale nazionale. Niente Di Serio funziona? Parecchio. A parte alcuni testi (la retorica, sempre lei, di un testo come La Botta di energia del rock gliela perdoneremmo giusto ad un veterano che da 25 anni si sbatte nell'underground con risultati sempre più che buoni, non al debuttante che stiamo ipotizzando abbia vergato tali rime), le parole incise su quest'album parlano di disadattati, di ricordi condivisi da parecchi (i dischi dei Ramones in Grande come l'oceano), di sentimenti che fanno fatica ad esprimersi, di opinioni su pornostar nazionali (Tu parli di Rocco Siffredi come l'idolo delle nuove femministe è verso da mandare a memoria).
La musica è new wave dark nell'animo, ma disperatamente rock'n'roll nei fatti: ora più solare e melodica (Vivo Così, Carta Carbone) ora più cupa e disperata (Absurdo Metalvox, Madre Superiora). L'energia c'è, dal piglio punk della già citata La Botta di energia del rock, alle distorsioni incazzose della title track (forse il miglior brano del lotto), alla chiusa basso-chitarra-batteria torrida e funky di Nilsson. E la dolcezza, la malinconia? Tranquilli, ne abbiamo anche per voi romanticoni: Tempesta nel mio cuore, i delicati fraseggi di Entropia (altro gran pezzo), le gentilezze psichedeliche di Grande come l'oceano.
L'impressione è che questo sia un album caratterizzato da estrema longevità: entra nello stereo, e poi col cavolo che vuole uscire. Merito, crediamo, di un talento compositivo bello solido. Facciamo i migliori auguri a questa band fiorentina di farne altri dieci di dischi come questo. In bocca al lupo.