Sembra proprio una coincidenza il fatto che la prima recensione che scrivo da mesi a questa parte parli dei Fuzztones, band che considero abbastanza ridicola da suonare ad un party di Arcore, ma, in questo caso (il bello di scrivere è che non si vede se uno ridacchia) parliamo di STORIA.
No vabbè, sarcasmi facili a parte, questo disco non è neppure malvagio, considerando che 22 anni fa, quando uscì, suonava ancora peggio: era il periodo in cui i Fuzztones stavano per fare il botto (avendo appena firmato per una sussidiaria della RCA) quindi la produzione fu affidata a Shel Talmy, ovvero colui che diede la botta ai primi dischi dei Kinks e degli Who. Leggenda narra che però Talmy fosse praticamente cieco, in più la formazione era completamente diversa da quella del disco precedente, e contava al suo interno il chitarrista Jordan Tarlow (proveniente da Morlocks e Outta Place), probabilmente l’unica persona con un ego più grosso di quello di Rudi Protrudi mai passata per i Fuzztones. Con questi presupposti, i casi sono due: o esce un disco della madonna, o una cagata fotonica; il destino scelse per loro la seconda opzione.
Per intenderci, l’obiettivo di questa uscita è analogo a quello della ristampa di“Raw Power” degli Stooges, dove Iggy, stanco del patinato missaggio di David Bowie, decise di metterci le mani lui, con successo: il problema di questo paragone è che non regge, poiché i due dischi sono di carature ben diverse..
Non voglio però fare il bastian contrario a tutti i costi e voglio ricordarmi che, seppur per poco e tanti anni fa, ho amato questa band, e da buon bastian contrario, apprezzavo particolarmente i pezzi di questo disco, che - sebbene registrati e missati col buco del culo – mi parevano un passo avanti rispetto alle pallosissime cover del precedente album, il classico “Lysergic Emanations”, che tutti, ancora nel 2011, annoverano come un capolavoro ed io non riesco ancora a capire il perché.
Questo “Raw Heat” restituisce al disco originale la forma che avrebbe dovuto avere al tempo, ed al confronto suona estremamente meglio: il fatto è che il sound è una piccola parte di un disco, che ripeto, a mio personalissimo avviso, non era il massimo già di partenza. Comunque, volente o nolente, sto parlando di un disco di una discreta importanza, perciò, se siete fans dei Fuzztones, il mio consiglio è di buttar via tutto quello che hanno fatto negli ultimi 20 anni (tipo "Preaching for the perverted") e accaparrarsi questo “Raw Heat”, poiché almeno, questo disco, ha un senso….