Per chi, come il sottoscritto, viene da una formazione musicale diversa, ma anche da una diversa generazione, accostarsi a un cd del genere è a dir poco problematico. La tentazione di gettare chili e chili di merda su un gruppo - i romani Your Hero, all'esordio per conto della rinnovata Wynona - che in poco tempo ha bruciato tappe e rischierebbe di trovarsi a breve su Trl se solo fosse leggermente meno pesante, è ovviamente forte. Il problema, nel caso di tutti i dischi che rinsaldano le fila di questa "scena" emo, scremo o come diavolo la si voglia chiamare, è da un lato la necessità di precisare, soprattutto alle nuove generazioni, che tutto questo non ha niente, ma proprio niente a che vedere con i concetti di punk o di hardcore; piuttosto ne rappresenta la sua più assoluta travisazione, mercificazione, banalizzazione, e si potrebbe continuare su questo registro per ore. Da un altro punto di vista, purtroppo, bisogna anche analizzare un disco dal punto di vista strettamente musicale, almeno per non dare adito a tanti che potrebbero considerare queste righe i deliri di un invidioso frustrato. Leviamoci subito il dente allora: "Chronicles of a real world" è un lavoro professionale sotto tutti i suoi aspetti, dalla grafica ai suoni, anzi su questi ultimi vanno fatti sinceri complimenti agli Hate Studio e a Box 7. Per quanto riguarda i riferimenti stilistici il gruppo non nasconde minimamente di guardare oltreoceano, in particolare a band come Alexis On Fire, Underoath ed in certi frangenti ad Every Time I Die e From Autumn To Ashes. Si potrebbe quasi concludere qui, nel senso che il gruppo, oltre ad una irritante alternanza voci pulite-voce urlata, passa con continuità da momenti maggiormente ispirati - leggasi come "pezzi in cui azzeccano il ritornello" - come "Laying perfectly" o "A fire in the night" ad altri episodi che accomunano i cinque romani a tanti gruppi in cui può capitare di imbattersi spulciando le top su myspace di qualche troietta ciuffata. Non bastano, poi, momenti mosh, la solita ballatona in conclusione e qualche influenza hard rock sulla scia di quanto fatto dagli Avenged Sevenfold a conferire maggiore personalità ad un gruppo che ha le carte in regola per essere osannato solo da chi di certa musica non conosce niente o fa finta di non conoscere. Non saranno di certo queste parole a frenare l'ascesa di un gruppo nato e promosso per "svoltare", come dicono qui nella Capitale, o semplicemente per spremere uno dei pochi mercati discografici che ancora rendono.
L'augurio personale è semplicemente quello che di cd del genere non ne capitino più, ma ho l'impressione che sarò puntualmente smentito. Ah, se non siete d'accordo con quanto avete letto e volete mandarmi a farmi fottere i miei contatti li trovate facilmente sul sito. Di certo sarà meno terribile di ascoltarsi una volta di più questo disco.
Agghiacciante l'intervista a Rockit (http://www.rockit.it/magazine/articolo.php?y=i&x=00000766) in cui parlano del loro "progetto major", ovvero le mirabolanti strategie di mercato con cui hanno concepito il disco nd Sig.Staypunk.